La mattina del 14 ottobre i relatori della Conferenza Waipa 2009 hanno cercato di rispondere a queste domande: “Quali le cause della crisi finanziaria? I Paesi in via di sviluppo saranno le nuove frontiere degli IDE? Che ruolo avranno i fondi sovrani?"
Emmanuel D. Ole-Naiko - Amministratore delegato di Tanzania Investment Center - dopo aver ringraziato gli organizzatori della Conferenza per la professionalità e l’efficienza, ha introdotto i temi centrali del dibattito.
La crisi ha evidenziato la precarietà dell’equilibrio finanziario internazionale. Gli investimenti, liberi di muoversi in tempo reale da un continente all’altro, sono regolamentati ancora da normative a carattere nazionale.
La poca trasparenza, la mancanza di principi contabili condivisi, l’assenza di un organo di controllo transnazionale, l’autonomia operativa lasciata ai paradisi fiscali e l’eccessiva concentrazione di alcuni gruppi bancari hanno provocato la peggior crisi finanziaria dopo quella del 1929.
Tutti i relatori si sono dimostrati concordi su alcuni punti:
- gli analisti non hanno saputo prevedere la portata della crisi finanziaria
- le banche di investimento private, in particolare quelle americane, hanno avuto un ruolo preponderante nel causare la crisi
- non è più possibile perdere ulteriore tempo
- è indispensabile una maggior collaborazione tra gli Istituti finanziari internazionali e le Banche centrali
- il mondo imprenditoriale ha bisogno di liquidità, di nuove regole e di servizi finanziari sofisticati.
L’Africa e i Paesi in via di sviluppo
Nel suo primo intervento Josep Borrell, ha focalizzato la sua attenzione sulla situazione africana. I Paesi in via di sviluppo nel 2008 hanno saputo attrarre il 43% degli investimenti diretti esteri (IDE), ma soprattutto grazie al contributo di Cina e India.
L’Africa, che nel 2008 aveva registrato un incremento record degli IDE (+25%), nel primo trimestre del 2009 ha però visto crollare gli investimenti delle multinazionali che hanno iniziato a rimpatriare gli utili ad un ritmo doppio rispetto agli anni passati. E il reddito pro capite africano sta rapidamente perdendo il terreno faticosamente acquisito.
Negli ultimi tempi si è manifestata una nuova forma di investimento diretto estero in Africa: l’acquisto di terreni agricoli, in particolare da parte della Cina che tende ad assicurarsi l’approvvigionamento di materie agricole per il futuro.
Norbert Walter, di Deutsche Bank, ha sottolineato che i Paesi in via di sviluppo, impegnati in importanti opere infrastrutturali (energia, oleodotti, strade, porti…) stanno soffrendo l’incapacità del sistema bancario internazionale di fare gioco di squadra e di formare network transnazionali per sostenere i progetti più impegnativi.
Walter crede però che, nei prossimi anni, gli IDE nei Paesi in via di sviluppo cresceranno anche perché sta cambiando la composizione della domanda globale. Questi Paesi sono particolarmente ricchi di commodities (prodotti agricoli, energetici, metalli) che da un lato sono esportati, dall’altro acquisteranno un ruolo strategico soprattutto per l’India e la Cina che guideranno lo sviluppo industriale nei prossimi decenni.
Le banche occidentali avranno la possibilità di offrire in questi mercati servizi finanziari avanzati opportunamente adattati alle esigenze della clientela locale.
La valutazione del rischio
Il sistema bancario, a seguito della crisi, ha modificato drasticamente i criteri di valutazione del rischio. Prima della crisi le banche prestavano molto denaro praticamente a tutti, seguendo una politica particolarmente aggressiva.
Oggi, al contrario, si prestano somme ridotte di denaro a pochi… E le Pmi non riescono più a far fronte alle esigenze di cassa.
Borrell porta l’esempio negativo della Spagna che ha finanziato mutui ipotecari trentennali senza preoccuparsi troppo di analizzare il profilo di rischio dei richiedenti e utilizzando fonti di breve periodo (cedole semestrali). Oggi queste banche stanno riequilibrando i loro bilanci. Ma in questo modo le iniezioni di liquidità decise dai governi nazionali non arrivano alle imprese e ai consumatori sempre più in difficoltà. Se il sistema creditizio non finanzia il capitale circolante, non decollano nuove iniziative imprenditoriali e si bloccano i consumi.
I fondi sovrani
I fondi sovrani occidentali, per arginare gli effetti della crisi finanziaria, hanno reso disponibili 80.000 milioni di dollari che hanno evitato il peggio. Questa enorme disponibilità, in grado di modificare gli equilibri economici e politici globali, un tempo era controllata quasi esclusivamente dall’occidente.
Oggi i fondi sovrani asiatici e medio orientali hanno un peso straordinario. Un recente studio ha dimostrato che, in caso di una forte crisi delle borse occidentali, i fondi sovrani asiatici sarebbero in grado di comprare tutte le aziende di utilities occidentali.
Borrell per descrivere questa situazione utilizza la metafora dei vasi comunicanti. “Noi abbiamo bisogno di capitali, e loro li hanno. Nei prossimi anni assisteremo a una riduzione del peso specifico del sistema finanziario occidentale che dovrà lasciare spazio a quello asiatico”.
Le peculiarità del sistema bancario italiano
Walter Ambrogi, di Intesa San Paolo, ha sottolineato la tenuta del sistema finanziario italiano di fronte alla crisi. La Banca centrale non è intervenuta direttamente per salvare Istituti in difficoltà e la capacità di risparmio delle famiglie italiane ha dimostrato la sua importanza vitale.
Le banche italiane hanno acquistato in misura ridotta “titoli tossici” rispetto ad altre realtà perché il loro modello di business è meno speculativo e l’orizzonte temporale di medio lungo periodo. E i Tremonti Bond si sono rivelati più utili da un punto di vista psicologico, dato che molti gruppi bancari non li hanno sottoscritti.
Nel nostro Paese stanno però soffrendo le Pmi che subiscono particolarmente i periodi di crisi di liquidità.
Ambrogi ha ricordato infine che, per gli investitori stranieri, l’Italia offre interessanti opportunità nei settori high tech, delle biotecnologie e del turismo in cui operano imprese dinamiche, innovative e… poco capitalizzate.
Relatori
- Josep Borrell Fontelles ex Presidente del Parlamento Europeo
- Norbert Walter Direttore di Deutsche Bank Research
- Walter Ambrogi responsabile dell’area Global Services di Intesa San Paolo S.p.A.
- Enrico Vitali Membro del Comitato Strategico per gli Investimenti Esteri in Italia