La ricerca “Italia multinazionale 2008” dell’ICE ha come oggetto di indagine le attività delle imprese multinazionali che coinvolgono l’economia nazionale: le multinazionali a base italiana e le relative imprese partecipate all’estero, le imprese italiane partecipate da multinazionali a base estera.
I settori considerati sono: industria estrattiva e manifatturiera; energia, gas, acqua; costruzioni; commercio all’ingrosso; logistica e trasporti; servizi di telecomunicazione; software e servizi di informatica; altri servizi professionali.
Le imprese italiane partecipate dall’estero sono 7.152, con l’intervento di 3.961 imprese investitrici. Il totale dei dipendenti in Italia è di 852.741 unità, mentre il fatturato 2006 delle imprese partecipate è stato di 429.512 milioni di euro. Le partecipazioni di controllo sono in questo caso nettamente preponderanti, concernendo il 92,1% delle imprese, il 91,1% dei dipendenti e l’89% del fatturato totale.
Le imprese investitrici straniere in Italia operano prevalentemente nei settori terziari. La crescita delle partecipazioni nella logistica e trasporti e nei servizi professionali riflette il trend di nuova infrastrutturazione e di terziarizzazione dell’economia dei maggiori Paesi industrializzati ed esprime, nel contempo, la superiorità competitiva degli operatori internazionali del settore, rispetto alle nostre imprese.
In espansione, con tassi più contenuti, anche il settore del commercio all’ingrosso, il quale è in larga misura costituito da filiali commerciali di multinazionali di natura industriale.
Nel complesso, appare invece stazionario negli ultimi anni il comparto servizi di informatica e telecomunicazione, ma dopo le note sofferenze dei primi anni Duemila, causate della crisi della Internet economy.
Negli ultimi anni le principali acquisizioni cross-border hanno riguardato imprese operanti soprattutto nella meccanica strumentale, nella strumentazione e in taluni settori a forte intensità di economie di scala (come i cavi e gli elettrodomestici). Si tratta di ide concentrati in ambiti produttivi e tecnologici in cui l’industria italiana possiede un chiaro vantaggio competitivo e in cui le stesse filiali delle multinazionali si impegnano in più significative attività di R&S.
L'origine delle multinazionali presenti in Italia
Per quanto concerne l’origine delle multinazionali attualmente presenti nel Paese per l’insieme dei settori considerati:
- il 61,7% dei dipendenti nelle partecipate estere sono da attribuire a investitori europei
- il 30,5% al Nord America
- il 3,5% al Giappone
- il 4,3% al resto del mondo.
La presenza storica nordamericana risulta ridimensionata: in termini di dipendenti, tra il 1986 e il 2007 si è passati da un’incidenza del 43% al 30,1%. Per converso, si sono avuti l’espansione delle iniziative a base europea (dal 55,3% al 62,9%) e gli incrementi delle partecipazioni provenienti dal Giappone (dallo 0,5% al 4%) e dal resto del mondo (dall’1,1% al 2,9%).
Attenzione merita infine la distribuzione delle presenze estere sul territorio nazionale, anch’essa riferibile al settore manifatturiero.
Le regioni del Nord-Ovest hanno peso preminente: esse ospitano il 56,9% delle imprese (sede amministrativa) e il 59% dei dipendenti (attribuiti in modo indivisibile all’impresa e localizzati in funzione della sua sede amministrativa).
Segue il Nord-Est, con il 24,9% delle imprese e il 19% dei dipendenti (in ragione di una minore taglia dimensionale delle imprese partecipate).
Le regioni centrali e quelle meridionali e insulari assorbono rispettivamente l’11,6% e il 6,6% delle imprese, nonché il 14,6% e il 7,4% dei dipendenti.
Questa distribuzione conferma la tendenza degli operatori internazionali a compiere scelte “conservative”, frutto di decisioni orientate alla riduzione del rischio e al contenimento dei costi di informazione, con il prevalente insediamento nelle grandi aree metropolitane e nelle zone con maggiore dotazione di fattori localizzativi.
Vantaggi indotti dalle multinazionali
Le multinazionali si caratterizzano per una produttività del lavoro più elevata (superiore del 56% rispetto alla media nazionale). Questa evidenza è coerente con la teoria e le verifiche condotte internazionalmente circa le superiori prestazioni delle filiali delle multinazionali rispetto alle imprese domestiche, grazie al contributo di maggiori competenze, tecnologie, capacità manageriali e ai vantaggi di scala e di network.
Una robusta e articolata presenza di multinazionali riveste un ruolo strategico per tutte le aree progredite:
- in termini diretti, per il contributo dato all’occupazione, all’innovatività, alla formazione di skills manageriali e alla crescita del sistema delle imprese
- in termini indiretti, per le esternalità, gli spillovers e gli stimoli competitivi che le multinazionali generano, soprattutto con riferimento alle attività industriali e di servizio più coinvolte nei processi di integrazione internazionale.
La presenza di multinazionali esercita anche un’influenza positiva sulla proiezione all’estero delle imprese del paese ospite, svolgendo per esse un ruolo di bridge to foreign markets. Si attiva infatti una spirale virtuosa della globalizzazione, per cui l’apertura all’investimento estero di un paese facilita la proiezione all’estero delle stesse imprese nazionali, attraverso le relazioni d’affari e la mobilità delle risorse.
Nello svolgimento della ricerca è stata assunta una soglia dimensionale minima per la rilevazione delle imprese partecipate, pari a un giro d’affari all’estero, e in Italia per le partecipate delle multinazionali estere, di 2,5 milioni di euro.
La rilevazione dei dati è stata svolta nel 2007 e in parte nel 2008.